Una giornata in corsica.

Una giornata in Corsica.

Ricordo che tanti anni fa con Antonio Demontis siamo andati a pescare in Corsica con Fabio Antonini e Pierfranco Sanna ,Marco Paggini, e Gianpaolo Frittelli, che erano in Sardegna per partecipare al trofeo Gommonautica, siamo partiti con due gommoni da Santa Teresa e siamo andati su sino ai Monaci, li ci siamo divisi un gruppo a destra e l’altro a sinistra, dandoci appuntamento al pomeriggio per il rientro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Io con Gianpaolo siamo andati a pescare all’aspetto mentre gli altri pescavano in tana.
Planata dopo planata abbiamo trovato alcuni sommi interessanti e ci alternavamo nei tuffi durante un aspetto su un lastrone enorme sui 22 metri mi vedo spuntare il testone di una cernia davanti al fucile, ferma immobile che mi guardava,in Corsica se spari una cernia minimo ti fucilano quindi con molta calma sono risalito e lei si è rifugiata sotto il lastrone o chiamato Gianpaolo per fargliela vedere, gli ho spiegato dove poggiarsi ad aspettare, e dalla superficie controllavo la scena, come lui si fermato sul fondo ecco che la cernia esce da sotto incuriosita e si posiziona davanti a lui a guardarlo una cernia cosi grossa e cosi tranquilla, si vede che in Corsica sono protette e non temono il Subacqueo, come Giampaolo si stacca dal fondo lei ritorna a intanarsi sotto la pietra.

 

 

 

 

 

 

 

Facciamo una decina di tuffi a testa e la scena si ripete sempre, poi arriva Antonio con Paggini col gommone e gli raccontiamo la scena e anche loro vogliono vederla, si immerge prima Antonio ma la cernia non si fa vedere, ci prova Marco e idem forse spaventata dal rumore del gommone che arrivava,
scendo e controllo nella pietra e la vedo in un angolo che mi fissa, sicuramente la sua curiosità nei nostri confronti si era esaurita o forse i due sub del gommone non gli erano simpatici.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ancorato il gommone li vicino abbiamo continuato la pescata catturando delle belle corvine e qualche sarago, dentici neanche l’ombra, ma abbiamo riempito l’igloo di saraghi e corvine, ecco arrivare il gommone di Piergraziano e Fabio e cose si avvicinano ci fanno vedere un testone di dentice enorme, almeno loro li avevano visti invece come lo tirano su c’era solo la testa l resto era tranciato di netto dal morso sicuramente di uno squalo, anche loro non avevano visto dentici ma avevano preso un bel po si pesci tra saraghi e corvine.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Iniziamo a rientrare ci sono un bel po di miglia da fare per arrivare a Santa Teresa e poi tanti chilometri per tornare a Sassari e tutti quei tuffi ci hanno veramente stancati siamo esausti ma contenti gli spettacoli che si vedono in Corsica sono indimenticabili voli di corvine e tane piene di saraghi, cose che dalle nostre parti ormai si vedono raramente.

Questa è un'altra cernia presa da me perchè quella del racconto non è stata fotografata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il ritorno è un susseguirsi di racconti di catture memorabili e avventure sub per tutti i gusti , solita fermata per una sana birretta un panino, e poi nuovamente in viaggio verso casa tra un “ti ricordi la volta che……….e quell’altra che ………quel denticione là……..quello spigolone nella risacca lì……quella cernia che non voleva uscire ………quella che non siamo mai riusciti a prendere”, la faccio breve abbiamo riempito la macchina di squame tra una presa in giro e l’altra, forse forse ci siamo divertiti più nel viaggio che in mare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chissà se anche quella cernia sta raccontando le sue avventure alle amiche……”ho visto questi strani pesci neri che scendevano e salivano per guardarmi poi ne sono arrivati altri due ma mi ero scocciata e sono tornata a casa……..che pesci buffi.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quanti ricordi di pesca insieme a tanti amici un saluto particolare a Gianfranco Pusceddu che sicuramente se la sta ridendo da lassù…………ciao Gianfrà.

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Il Gadò

24 Febbraio 2017

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15400951_10210480612150687_788838722563218792_n 15420906_10210467864552005_8017634141241838705_nTanto tempo fa tenevo il gommone nel cortile di casa di mia sorella che era vicina di casa e amica della mamma di Antonello Gadau, un giorno mentre stavo allacciando il carrello alla macchina sento una signora che mi chiama e mi dice, signor Piero perché non lo porta mio figlio a pescare con lei, io in quel periodo uscivo sempre da solo e stavo in mare 8/10 ore al giorno e non erano in molti che mi stavano dietro.

Comunque le promisi che la prossima volta lo avrei portato a pescare con me,lei mi disse che aveva già l’attrezzatura pronta e poteva venire anche subito quindi gli dissi di si e per la prima volta siamo andati a pesca insieme.

Quel giorno siamo andati a pescare alla secca ” di li cantareddi” una zona di basso fondale con tanti lastroni e grotto, lui aveva un Omer T20 96 e vederlo pescare in tana con quel fucile era uno spettacolo, quel primo giorno insieme abbiamo preso una cinquantina di pesci e lui era al settima cielo, contento come un bambino.

Era ed è un maniaco nella manutenzione delle attrezzature e nelle modifiche in cui già allora si cimentava,quando vedeva i miei fucili , le pinne e tutto il resto si metteva le mani nei capelli , aste storte, sagole mezzo mangiate,punte delle aste tonde, la muta buttata nel cofano della macchina senza lavarla, quasi quasi gli venivano le lacrime agli occhi,quindi decise di interessarsi lui per rendermi il tutto più ottimale alla cattura dei pesci. Mi ha arrotondato le pale delle pinne, sistemato le sagole dei fucili,fatto le punte alle aste e ordinato un po il gommone.

Lo ho portato da tutte le parti gli ho fatto vedere tutte le mie tane migliori,abbiamo fatto delle pescate da paura insieme sia in poca acqua che a fondo, mi ricordo una volta che siamo andati insieme a Molarotto e gli ho fatto vedere una risalita che da 34 metri risale a 23 metri e lui che mi controllava dalla superficie perchè non era ancora pronto per quelle profondità.

Poi ho fatto lo sbaglio di portarlo a spigole in acqua bassa, la prima volta io ne ho preso 4 di cui una da quasi sei chili e lui niente, ma seguiva con lo sguardo tutti i miei movimenti e memorizzava tutto,la seconda volta io ho preso quattro o cinque spigole e lui due,il ragazzo imparava molto in fretta aveva un’acquaticità incredibile e nel basso fondo faceva delle apnee da paura oltre i tre minuti, quanti spaventi mi ha fatto prendere quando non lo vedevo in superficie dopo un aspetto, ma ha sempre avuto la testa sulle spalle e non ha mai rischiato più del previsto.

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Mi chiamava il suo maestro, siamo stati molto bene pescando in copia per tanto tempo,poi per motivi di lavoro passavo molto tempo nel Nuorese e quindi abbiamo diradato le uscite insieme ma ci sentivamo spesso e mi raccontava delle sue catture di dentici e spigole che continuava a fare nei posti che gli avevo fatto vedere io e poi mi parlava di posti nuovi che aveva trovato lui che mi avrebbe fatto vedere alla prima occasione di pesca insieme.

Ora è istruttore federale di pesca sub, organizza corsi……….mi sa che mi iscrivo anch’io nella vita abbiamo sempre da imparare.

Ultimamente sapendo come tratto i miei fucili mi ha fatto dei regali, un doppio elastico Giava, bellissimo che ho paura ad usare per non rovinarlo,un 100 sotto vuoto e un po di aste di scorta,sono sempre contento di vederlo e ricordare le belle pescate fatte insieme anche lui ormai pesca quando il lavoro gli concede del tempo,ma a differenza mia lui è sempre in forma smagliante,potrei continuare a scrivere tante cose e tante avventure passate insieme ma  rivivere questi ricordi mi fa venire il “magone”…………………………….la vecchiaia è carogna…….buona giornata a tutti.

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Una domenica speciale, una gara che non dimenticherò mai.

 

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Quando ero presidente del C.A.S.S,(Centro Attività Subacquee Sassari), ho partecipato a tante gare in giro per la Sardegna ma una in particolare la ricordo per i risultati ottenuti sia da me che dai miei atleti.

Era una selettiva ad Alghero abbinata al trofeo “Corallo Sub”, individuale e a coppie, io ero in coppia col “Crab”, ognuno per conto suo e poi si sommavano i punteggi.

Eravamo più di 40 iscritti e della mia società eravamo in 8, i favoriti come al solito erano gli Algheresi, Piccinnu e Ghiani che giocavano in casa, ma il giorno la sorte girò dalla nostra parte.

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Alla partenza io insieme a Mario “Cameradaus” ci siamo diretti verso Punta Giglio in una zona dove avevo visto dei muggini insieme ai saraghi, con alcuni aspetti riesco a prendere un muggine, mentre Mario cerca di prendere alcuni saraghi, ma i pesci si spostavano sempre più a fondo e sembrava che non volessero mai intanarsi, io mi ero già rotto di fare planate su planate e stavo iniziando a spostarmi quando sento Mario che mi chiama, mi avvicino e lo vedo con una tripletta di saragoni infilati nell’asta, mi dice che un branco enorme di saraghi si era infilato in una striscia di grotto tutto traforato.

Scendo a controllare e in effetti in quella gruviera di buchi si vedevano passare pesci da tutte le parti, faccio un piccolo aspetto e sparo, prima coppiola della giornata, chiamiamo i barcaioli e iniziamo a passargli i pesci, Mario fa un altro tuffo e nuova tripletta, io nuova coppiola e cosi per altri tuffi ancora,alla fine Mario farà 3 triplette e qualche coppiola, io solo coppiole e strappo anche qualche pesce.

Vediamo Passare Fabio “il Tenero” che era della nostra società e gli diciamo di fermarsi a pescare con noi, poi passa il “Crab” e facciamo pescare anche lui , vista la situazione si è avvicinato anche il giudice di gara che era Alberto Secchi per controllare, e rimasto un po’ ma dopo e andato a controllare gli altri concorrenti mentre noi continuavamo a passare pesci in gommone sino a quando non è finita la gara.

Al rientro in porto vedevamo gli altri carnieri e già speravamo bene ma non eravamo ancora sicuri perché non avevamo ancora visto i carnieri dei favoriti, e pensavamo che come era capitato a noi poteva essere capitato anche a loro che il posto lo conoscevano meglio di noi, ma non erano stati fortunati come noi, eravamo certi di avere vinto.

Non è stata solo fortuna perché i pesci sono stati presi tutti in circa 21 metri d’acqua e zappati buco per buco per circa 4 ore,gran bella soddisfazione.

Mario aveva un carniere di 24/25 pesci e io altrettanto, solo che a me hanno scartato un paio di pesci per pochi grammi, i suoi erano tutti in peso, comunque due bei carnieri non c’era storia.

Alla pesatura la cionfra 1° Mario, 2° io, 3° Fabio, 4° Crab, tutti della mia società, questa la classifica individuale.

Nel trofeo Corallo Sub a coppie 1° io e il Crab, 2° Mario con un giovane atleta di cui non ricordo il nome, 3° Fabio con un altro della mia società, classifica per società Primi in assoluto, il giorno non lo dimenticherò mai, abbiamo preso tutti i premi e tutte le coppe………e “bragato” per tutto il giorno.

Mario poi si è qualificato per il trofeo Mares che era abbinato alla gara ed è andato a Genova per la finale insieme a Domenico suo barcaiolo, e anche li si sono fatti riconoscere per la loro preparazione atletica “sollevamento tazze”, e la hanno insegnata a tanti agonisti del nord.

Usci anche un articolo su Pesca Sub dal titolo “ Il C.A.S.S fa la parte del leone al trofeo Corallo Sub di Alghero”.

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Gino Madeddu

Gino Madeddu

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Gino l’ho conosciuto da ragazzo si era iscritto in una società diversa dalla mia ma frequentava i giovani che venivano a pescare con me, poi ha iniziato a fare le gare, che a quei tempi si svolgevano con il gommone, e siccome lui ne era sprovvisto qualche gara l’ha fatta insieme con me, perché eravamo di due società diverse, era molto motivato e con un buon fiuto per il pesce.

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Alle gare veniva sempre insieme alla sua ragazza che io chiamavo “Gina” e poi si univa sempre al nostro gruppo perché eravamo i più casinisti.

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In gara otteneva sempre dei buoni risultati non era come me, s’impegnava al massimo fino all’ultimo minuto di gara, voleva a tutti i costi qualificarsi e partecipare agli Italiani di prima categoria, per cercare di entrare in nazionale come poi è riuscito a fare.

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Mi ricordo che il giorno prima di un campionato l’ho sentito e mi ha parlato di quello che aveva trovato in preparazione e mi ha chiesto consiglio su come impostare la gara, questo mi ha fatto molto piacere, e come al solito io gli ho dato dei consigli in conformità a quello che lui aveva trovato e in base al campo di gara. Si è classificato tra i primi dieci e quindi era nazionale, per me era una grande soddisfazione vedere che era riuscito nel suo intento.

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Una volta ci siamo trovati a Castelsardo in gommone e gli ho fatto vedere alcuni posti un po’ profondi, dove girava pesce, c’era un po’ di mare e corrente ma lui tranquillamente faceva tuffi tra i ventisei e i trenta metri a un ritmo impressionante, si vede che era in un periodo di forma smagliante, abbiamo preso qualche sarago e ci siamo spostati a cercare zone nuove verso Badesi.

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Un’altra volta l’ho portato a mare di dentro in una zona di basso e medio fondale, perché lui si stava lanciando troppo a fondo e io volevo fargli capire che si possono fare belle pescate anche in acqua bassa senza spolmonarsi negli abissi. Da poco mi aveva raccontato di una cernia lavorata a 37 metri,quindi ci siamo diretti in una zona dove io conosco delle belle tane in circa cinque metri d’acqua.   Mi sono immerso mentre lui mi seguiva col gommone, dopo poco tempo gli dico di avvicinarsi e di mettere la testa in acqua per vedere lo spettacolo, da un lastrone nascosto nelle alghe, sbucavano i musi di saraghi maggiori con i denti cariati che non vedevano l’ora di essere sparati. Un giorno mentre ero in ufficio mi chiama e mi dice che era in quella zona ma non si ricordava più quali erano le mire di quella tana e figuratevi che io gli ho spiegato per telefono cosa doveva allineare, si effettivamente sono fondamentalmente “coglione”, io ho impiegato anni per trovare i posti buoni e poi li regalo cosi ma Gino è un amico e si poteva fare.

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L’ultima volta che siamo usciti insieme era con Andrea Allodi, ci siamo trovati a Stintino e siamo andati a “Sciacca”, con il mio GPS siamo andati su una bella tana di saraghi e corvine, Gino come al solito si è immerso per primo ed ha iniziato a setacciare il fondo mentre Andrea ed io siamo rimasti insieme. Gli ho chiesto di starmi vicino perché non ero molto in forma e non mi sentivo tranquillo a pescare a quelle quote (26/27 metri),cosi ci siamo immersi insieme uno da una parte ed uno dall’altra della tana ed abbiamo sparato un sarago a testa all’aspetto. Nel secondo tuffo ne abbiamo sparato altri due nell’imboccatura per non spaventare gli altri che erano dentro la tana,il terzo tuffo mi sono affacciato alla tana senza accendere la torcia e in controluce ho visto dei bei saraghi girare tranquilli, ho aspettato che due si sovrapponessero e ho sparato per fare coppiola ,cerco di estrarli ma non ci riesco,risalgo. Chiedo ad Andrea di recuperarmeli perché lui è più giovane e in forma, lo guardo mentre scende e lavora per togliere l’asta, che io credevo incastrata e finalmente lo vedo risalire con un sorriso stampato sulle labbra, non avevo fatto coppiola ma tripletta. Nel frattempo si avvicina Gino e gli chiedo se ha controllato più avanti che c’è una bella tana di corvine e lui mi risponde che non ha visto granché, decido di controllare io, scendo nei pressi della tana e mi avvicino piano aggirandola col fucile già pronto in linea di tiro, nella penombra vedo le labbra bianche di un bel corvinone e sparo senza dargli il tempo di sparire, la conoscenza dei posti e l’esperienza certe volte conta di più della forma fisica.

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Ora ci sentiamo solo per telefono, l’ultima volta che l’ho visto si era un tantino appesantito, è diventato un’altra volta padre e sta lavorando tanto, ma sono convinto che la passione non la abbia persa.

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Gianfranco Pusceddu

 

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Questa cernia è stata presa al Catalano da Gianfranco quando si poteva pescare.

 

Nel 1989 Ero iscritto all’APASES di Nuoro con Gianfranco Pusceddu e quell’anno Bruno Chisu doveva organizzare il mondiale di pesca sub a San Teodoro e quindi abbiamo collaborato con l’organizzazione alla preparazione della manifestazione, io ero il fotografo ufficiale della società ho fatto più di mille foto.

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Mi ricordo che andavamo all’aeroporto a prelevare gli atleti che provenivano da ogni parte del mondo, erano previste molte adesioni, Bruno aveva preso 134 gommoni Novamarine con motori Mariner ma poi rendendosi conto che non sarebbero bastati per tutti, si trovò un attimo in difficoltà, io gli consiglia di invitare tutti i sub della Sardegna che avevano il gommone e potevano metterlo a disposizione degli organizzatori e cosi avremmo dato un’ottima occasione ai sub di seguire i mondiali in diretta e per giunta recuperavamo tanti barcaioli esperti per chi ne era sprovvisto e si risolveva il problema dei mezzi che mancavano per i giornalisti e le tv, in cambio davamo a tutti vitto e alloggio per i giorni della gara.

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A Bruno l’idea piacque e quindi iniziammo il giro di telefonate con tutti gli amici sub sparsi per la Sardegna per invitarli alla manifestazione accettarono in molti e non ci furono più pericoli che mancassero mezzi nautici per il corretto svolgimento del mondiale.

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Durante la preparazione ne sono successe di tutti i colori e non tutte ve le posso raccontare, ma vi assicuro che con Gianfranco mi sono divertito tantissimo,una volta lui col suo gommone accompagnava il capitano della nazionale Giapponese a controllare il campo di gara nella zona di Molarotto e mentre era al largo tra Molara e Tavolare gli si sono rotti i morsetti che tengono il motore alla specchio di poppa e quindi il motore e finito in acqua mantenuto solo dai cavi del telecomando.

Gianfranco si è tolto la maglietta per gettarsi in acqua per sollevare il motore e il capitano Giapponese pensando che volesse rientrare a nuoto e lo lasciasse li gli ha detto”plego Gianflanco non mi lasciale qui”.

M’immagino lui che cercava di spiegare che non se ne stava andando mentre quello lo tirava per la maglia, quando me lo ha raccontato, stavo morendo dal ridere, Gianfranco per aver salvato il Giapponese ci ha guadagnato un paio di magliette del “Sol Levante”.

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Un’altra volta avevamo finito di cenare nell’albergo, dove alloggiava la nazionale Italiana ed ero insieme con altri amici quando arriva Gianfranco pisciato dalle risate che mi chiama e mi dice di seguirlo al bancone del bar, c’era un sub locale che stava spiegando a Molteni come prendere le cernie in cadutaaaaaa. Ogni volta che ci vediamo, ricordiamo queste cose e non smettiamo più di ridere.

In quei giorni ne sono capitate di tutti i colori ma non posso raccontarle qui sono cose che vanno dette a voce “a vis a vis” rendono meglio.

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Mi ricordo la gara di Porto Cervo, dove Gianfranco è arrivato secondo con un bel carniere di una ventina di pesci, il giorno ha vinto uno con circa cinquanta pesci trovati in due lastroni.

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La selettiva di Coscia di Donna vinta da lui con ventidue pesci tra saraghi e corvine a quei tempi era un marziano. Un’altra volta siamo andati ad Alghero non mi ricordo se era un campionato Sardo a squadre o un trofeo il giorno prima preparando il campo di gara avevamo trovato una zona bellissima piena di saraghi e corvine, convinti che il giorno dopo saremmo riusciti a fare una bella gara perché non avevamo visto nessuno cercare lì in zona, lui ha preso le mire a terra e siamo andati via. La sera come il solito cionfra prima di andare a letto e solito casino con gli altri concorrenti abbiamo traviato anche Checco che era il nostro barcaiolo.

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L’indomani alla partenza ci dirigiamo subito nella zona ma le mire di Gianfranco non erano un granché perché abbiamo perso due ore senza trovare il posto, e sono sempre convinto che quella macchia bianca che aveva preso come mira doveva essere o una mucca o una macchina. Comunque non è finita lì spostandoci per cercare un altro spot di pesca ci ha piantato il motore e immaginate dove, nel nulla più assoluto in mezzo alla sabbia, ci siamo trainati il gommone a nuoto sino a quando non ci hanno rimorchiato in una zona di roccia dove siamo riusciti a prendere qualche pesce per evitare il capotto. Ci siamo trovati tante altre volte in altre gare e ogni volta era festa,l’ultima volta che lo ho visto ad una gara stava facendo il barcaiolo ad un giovanissimo Labrocca a Stintino mare di dentro mi ha chiesto di dargli una mano e io gli ho detto di seguirmi al largo in una zona sui 28 metri dove avevo trovato saraghi e corvine. Mi avrebbe fatto piacere pescare con un giovane accanto perché era inizio stagione e non ero perfettamente in forma, ma anche il suo giovane atleta non era ancora pronto per quelle profondità e quindi dopo aver preso una corvina e recuperato la torcia di Labrocca, ci siamo spostati più a terra ognuno per conto suo, anche lì l’abbiamo finita al bar tra ricordi e risate e prese in giro. Ora ci vediamo raramente e ci sentiamo per telefono, mi sa che ha appeso le pinne al chiodo ma mi ha telefonato l’altro giorno per invitarmi a una rimpatriata tra vecchi, mi farebbe piacere parteciparvi ma non so se ci riuscirò.

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Qui era incazzato perchè non trovava le mire……………

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Il mio modo di vedere le gare

Le mie prime gare iniziano nel 1981 con un campionato provinciale, una prova ad Alghero e una a Castelsardo, in pieno inverno.

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La prova di Alghero si svolse alla Speranza, per sbaglio la mattina avevo preso la muta da 3,5 mm e mi ricordo che mi stavo cagando dal freddo.

Ero in gommone con Costanzo un amico che mi faceva da barcaiolo, non conoscevo il posto e come al solito al via mi sono gettato in acqua a pescare senza avere punti da controllare, tuffo dopo tuffo inizio a prendere dei bei saraghi, qualche corvina, e nuotando capito vicino a Silvio Ferruzzi che stava pescando a una trentina di metri da me, sentivo gli spari sembrava una mitragliatrice, dopo circa tre ore passa il giudice di gara a controllare i carnieri e vedendo il mio carniere composto da 13 grossi pesci validi mi dice che gli altri non stavano pescando molto e quindi secondo lui ero tra i primi tre,non male per la prima gara e visto che mi stavo congelando ho deciso di smettere di pescare e cambiarmi,la mia prima gara finiva lì.

Immaginatevi la mia delusione quando a terra vedo arrivare i carnieri degli altri concorrenti con una marea di saraghi, corvine, tordi,marvizzi e delle belle spigole e orate,in quella gara arrivai 11°,la vinse Roberto Coinu con un carniere mostruoso,aveva di tutto saraghi,corvine,orate,spigole,marvizzi,da paura al secondo posto mi sembra che arrivò Angelo Piccinnu con delle bellissime spigole e tanti pesci,al terzo posto Silvio Ferruzzi con un casino di tordi e marvizzi,e poi non ricordo gli altri.

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La seconda prova si è svolta a Castelsardo e sono arrivato 9° ha vinto Silvio Ferruzzi con una bella spigola e il solito carniere di tordi verdoni e marvizzi,in quel periodo Silvio mi stava un po’ sulle palle lo vedevo “bragare” con quei carnieri di pesci che io non sparavo perché erano stupidi,poi ho capito che aveva ragione lui nelle gare servono più quelli che i saraghi,il mitico “Tutankamon”,poi siamo diventati buoni amici e andati a pescare spesso insieme,un trainettatore maledetto ma fortissimo pescatore,anche lui un mito della pesca sub.

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Per me le gare erano un modo per vedere amici e scherzare ,non piaceva prepararle,facevo casino e mi divertivo,tramite le gare ho conosciuto tanti sub con cui sono diventato amico e che ho frequentato,la mia preparazione atletica era la birra ,il mirto e qualsiasi liquore.

Una volta sono andato ad una gara in zona Maldiventre,il giorno prima non ho preparato la gara ma sono andato a pescare col Crab,Antonio Demontis e Vacca vicino all’isola ci siamo divertiti un casino e la notte abbiamo cucinato i pesci nella spiaggia,mi ricordo che verso le 10 di sera è arrivato Mario Lissia con delle bottiglie di vino bianco e si è unito a noi e poi cionfra.

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Un’altra volta prima di una gara il sabato sera eravamo tutti in pizzeria a mangiare e si parlava della preparazione del campo di gara e siccome io non le preparavo, uno dei migliori agonisti sardi mi disse che non ero un professionista e che non avrei mai vinto una gara ,io gli risposi visto che lui era un professionista ed aveva preparato il campo di gara per diversi giorni ,che il giorno dopo l’avrei seguito e gli avrei pescato vicino a distanza regolamentare,perché se aveva trovato pesce vuol dire che qualcosa l’avrei pescata anche io.

La mattina dopo alla partenza ha cercato di perdermi con delle finte soste poi finalmente si è diretto in mezzo al mare al largo dove aveva trovato una risalita di grotto che era piena di saraghi,io mi sono buttato in acqua a circa un centinaio di metri da lui e ho iniziato a fare planate,(la distanza minima tra i concorrenti a quei tempi era di 30 metri),a una sessantina di metri da lui durante una planata sui 23/24 metri su un fondale di sabbia e alghe vedo questa risalita di grotto e un casino di saraghi che giravano,pedagno ed inizio a pescare nel mentre arriva un gommone con a bordo “Paparazzo” un mio amico Pierfranco Sanna che stava facendo dei filmati per Sardegna Uno e dice che mi vuol filmare mentre catturo dei pesci e li passo al barcaiolo,io scendo e sparo in tana cercando di fare coppiola con due saragoni di quelli “saranno famosi” ma mi si incastra l’asta e devo risalire,nel tuffo successivo mi accorgo che non era l’asta incastrata ma avevo fatto una tripletta e il terzo sarago era enorme, con fatica riesco a tirarli fuori e risalgo, Paparazzo mi riprende mentre li passo a mio figlio che mi fa da barcaiolo, poi mi saluta e si sposta,vedo passare Mario Lissia e lo chiamo dicendogli di scendere che era pieno di pesce, non “mi n’affuttia nudda” ho chiamato tutti quelli che passavano e li lasciavo pescare vicino a me,questo è il mio modo di fare le gare,poi purtroppo è arrivata la capitaneria di porto e ci ha mandati via perché eravamo troppo al largo.

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Un’altra volta a Gonone anziché preparare la gara ho convinto Fabio e Paolo e Pino ad andare a pescare alla “scala di ferro” cosi si sverginavano con le cernie grosse,perché quel posto era pieno era un acquario ed era il paradiso delle cernie,anche se erano smaliziate e difficili, il “Tenero”come suo solito è andato al largo a cercarle negli abissi e come al solito ha trovato una bella cernia sui 31 metri,dopo un po’ di lavoro siamo riusciti a toglierla con l’assistenza di Tonino Falchi e il Crab, la sera abbiamo offerto la pizza a tutti quelli della gara,mi ricordo che con Tonino e il Crab l’abbiamo finita alle 4 di mattina cotti persi.

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In una gara di qualificazione a Siniscola sono riuscito persino litigare con Bruno Ghisu,con cui sono molto amico,per dei pesci presi nel porto prima della gara e sono salito sul palco a dirlo davanti a tutti e lui mi ha minacciato dicendo che chiamava le forze dell’ordine,fine della storia loro hanno preso il trofeo dei primi classificati per società e noi secondi,ho riempito la coppa di mirto e mi sono cotto insieme a Domenico e altri.

Tanti bei ricordi con Gianfranco Pusceddu,Carlo Lovicario,Giampierino Maccioccu,Antonio Demontis,Salvatore Vitale e tanti altri,oggi sono di moda i raduni molto più divertenti,con lo spirito giusto ci si diverte ancora e si ritrovano gli amici lontani con la tua stessa passione.

A quei tempi le gare selettive erano un tantino viziate dai famosi giochi di squadra e certe volte non vinceva proprio il migliore ma chi aveva un buon gruppo al seguito,queste cose non mi sono mai andate a genio e quindi ho iniziato a lasciare perdere le gare e dopo poco anche la società di pesca,la famosa C.A.SS(Centro Attività Subacquee Sassari),mi dispiaceva perché non avevo più l’opportunità di incontrare amici lontani.

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Ricordi 2

Ricordi 2

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1974 sposato da poco rientro in Sardegna e entro a lavorare alla SIR comme guardia giurata,guadagnavo bene e cosi ho iniziato a migliorare la mia attrezzatura da sub, muta,pinne fucili,maschere, era l’epoca d’oro dei fucili oleopneumatici e mi ricordo che avevo comprato il “Katiuscia” della LSD, rosso e nero con 4 potenze,una bomba infatti mi è scoppiato un paio di volte e me lo hanno cambiato in garanzia.

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Una volta avevo dimenticato il carichino a casa e cosa ho fatto con un lampo di genio mi sono portato appresso una tavoletta di legno che avevo trovato li al mare,il legno si è ammorbidito con l’acqua e dopo un po di caricamenti si è spaccato mentre caricavo il fucile,mi è entrato l’arpione nella mano tra l’anulare e il medio,non vi dico il dolore e lo spavento,sono rientrato a terra con la mano trapassata dall’asta e non riuscivo a svitare l’arpione, fortunatamente a terra ho trovato un’anima buona che stava facendo ricci e mi ha aiutato svitandomi l’arpione e sfilandomi l’asta dalla mano,ho ancora la cicatrice che mi ricorda la mia stupidità.

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Un’altra volta mi sono incastrato in una tana a testa in giu per un paio di metri e dovevo incastrarmi con la testa girata perchè lo spacco era stretto e non ci passavo dopo aver preso qualche sarago faccio un’ultima discesa perchè mi sembrava di aver visto una bella corvina in un angolo in fondo all tana,dopo aver posizionto il fucile e la torcia cercavo il momento migliore per spararla in modo che non mi si incastrasse l’asta e cosi non mi sono reso conto che stavo tirando l’apnea,riesco a sparare la corvina e inizio a uscire dallo spacco ma mi dimentico di girare la testa di fianco perchè con la maschera era troppo larga per passare e quindi rimango incastrato con la maschera ,il fiato era alla fine e quindi con forza giro la testa per sbloccarmi, il movimento mi stacca la maschera dalla faccia ma mi libera e riesco a risalire,nel tuffo successivo senza maschera mi incastro e cerco a tentoni la maschera nello spacco con un po di fortuna riesco a trovarla e risalire,nei tuffi successivi ho recuperato pesce ,fucile e boccaglio,ma ricordero sempre la senzazione di panico di quei momenti.

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O quella volta che all’aspetto mi si era strappatto un bel dentice e si era infilato in un budello ed io che cercando di rispararlo per recuperarlo mi sono infilato tutto dentro e poi non riuscivo piu ad uscire,ed ho pregato tutti i santi del paradiso per farmi uscire,promettendo a me stesso che se me la cavavo non ci scendevo più ad incastrarmi in quel budello,ma poi in superficie come al solito mi dimenticavo di tutto e ci riprovavo ancora,riuscendo ad incastrarmi per altre due volte fino a quando non sono riuscito a toglierlo fuori,non c’è verso siamo una razza di pazzi furiosi e non cambieremo mai.

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Un’altra volta stavo facendo “la pattella”, cioe l’aguato in acqua bassa con mare formato ed ero in una zona dove c’erano dei lastroni enormi,un onda mi ha preso alla sprovista e mi ha leteralmente infilato sotto uno di questi lastroni,e mi igirava come in una lavatice,il fucile carico che girava insieme a me nel buio più completo,sono riuscito a mantenere la calma ,tirarmi fuori tra le onde e risalire sugli scogli,ormai la pescata era finita,la muta rotta in più punti e il fucile perso nel buio. Da sopra gli scogli vedo un buco e dentro il mio fucile che le onde ogni tanto portavano su,ogni tanto spariva nella schiuma,con un po di fortuna sono riuscito a recuperarlo.

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Un’altra volta un onda mi ha levato una pinna e mi ha fatto rotolare sugli scogli per alcuni metri,non vi dico quante mute ho sfasciato,pinne rotte,quante volte mi sono riempito di spine di ricci, quante susse mi ha dato il mare come un padre che vuole educare un suo figlio e penso che mi siano servite visto che siamo rimasti ancora buoni amici anche ora che ho sessant’anni e continuo a frequentarlo ancora con la stessa passione di allora.

Pedrame

Ci sono cose che oggi non riesco più a fare,forse la vecchiaia o l’esperienza ,ma una cosa la ho capita tanti anni fa non c’è un pesce che vale la mia vita.

c

Spero che questi miei racconti servano per i più giovani,anche se penso che la nostra passione ci spinge a fare cose che raggionandoci non avremmo mai fatto,ma quando uno ha più acqua salata che sangue che gli scorre per le vene ,diventa un fanatico non più un pesca sub ,e allora diventa un probblema sapersi limitare in certe occasioni.

c

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